A Guglielmo Marconi, mago dell’etere

 

 

Che cosa rappresenta questo monumento?

Un gruppo di italiani fu fatto prigioniero durante la triste battaglia di El Alamein – in Egitto – e fu deportato nella Contea di Gloucestershire, al confine con il Galles, nel campo di prigionia numero 61, esattamente sulla collina di “Wjnols Hill”, molto vicino alla cittadina di Coleford. Gli abitanti locali chiamano questa zona “Forest of Dean“. Visto il largo utilizzo di apparecchiature radio da parte degli inglesi, il sergente Bruno Porciani, insieme ad altri PoW (Prisoner of War) italiani, pensò di fare una piccola grande impresa per riscattare l’orgoglio di tutta la Nazione e quindi, sotto la sua direzione, i suoi compagni edificarono un imponente e maestoso monumento a Guglielmo Marconi, con un grande obelisco centrale, un ampio semicerchio e un busto centrale di Marconi con la scritta “A GUGLIELMO MARCONI, MAGO DELL’ETERE, I PRIGIONIERI ITALIANI”: un’opera di orgoglio in un campo di concentramento inglese. La costruzione del monumento fu accentuata ancor più dagli stemmi delle regioni italiane, ben evidenti, per ricordare l’ansia di libertà e l’amore verso la propria terra.

Nonostante tutte le difficoltà del caso (autorizzazioni, manodopera volontaria anche in giorni festivi e fuori orario lavorativo, condivisione del progetto, scarsissima disponibilità ed inadeguatezza di attrezzi) e dopo circa due anni di lavoro, la costruzione risultò un’opera significativa e notevole (12 metri di larghezza per 10 metri di altezza) e venne inaugurata nel giorno di Natale del 1944, ma alla fine degli anni ‘70 venne abbandonata per incuria ed oggi quasi tutte le tracce sono scomparse.

Fu veramente una sfida con se stessi, sfida però stravinta e che fece ottenere un mirabile risultato agli italiani, ritenuti dagli inglesi molto simpatici ma un po’ scansafatiche: ad impresa ben avviata furono guardati con più rispetto ed ammirazione a tal punto che cominciarono ad essere aiutati dagli inglesi stessi nell’approvvigionamento dei materiali più critici per il completamento dell’opera. Quel monumento divenne il punto di riferimento della città di Coleford, chiamato affettuosamente “The Moni Moni” dagli stessi cittadini.

Da diverso tempo, e con molta tenacia e passione, Laura (la figlia del sergente Bruno Porciani) viaggia in Italia e nei dintorni di Coleford alla ricerca di tracce e testimonianze legate a quel periodo e a quel monumento; è autrice di un libro interessante “Da El Alamein a Marconi – Sandit – email di Laura Porciani: coleford.campo61@gmail.com” redatto utilizzando anche gli scritti del padre, per ricordare questa storia molto coinvolgente per noi italiani. E’ in corso anche l’edizione in lingua inglese tradotta da eminenti studiosi di Coleford.

Proprio in questi giorni è uscito un nuovo articolo (Forest of Dean and Wye Valley Review….What have the Italians ever done for us?) in una pubblicazione nella Contea di Gloucestershire (al confine con il Galles), per ricordare la storia dei nostri prigionieri “legati” al monumento, per non dimenticare Guglielmo Marconi, il nostro illustre scienziato inventore della radio (lo ricordiamo: un genio italiano per l’umanità, ancor oggi il più moderno, limpido e rappresentativo; il primo italiano a ricevere il Premio Nobel a soli 35 anni; gli Italiani a Marconi devono moltissimo: al di là della riconoscenza per la sua opera scientifica, va sottolineato che egli diede dell’italiano un’immagine di grande rispetto, in tutto il mondo, suscitando l’impressione di intelligenza e di efficienza che giovò moltissimo al decoro di tutta la Nazione. È inoltre conosciuto perché la sua grande opera ha suggellato l’inizio dell’era delle comunicazioni moderne nel mondo e l’inizio del terzo millennio) – anche a loro molto caro – e per richiedere nuove informazioni ai cittadini che fossero a conoscenza dei fatti di cui sopra.

Laura sta facendo realizzare una copia, in scala 1:10 (120 cm di larghezza per 100 cm di altezza), del monumento originale e che mi auguro di poter contribuire, con sincero interesse, ad inaugurare quanto prima, anche a nome di tutti quei cittadini italiani (e sono, purtroppo, molti) distaccati e disinteressati a questi eventi.

Nel 2010, durante il famoso ed importante Festival di Coleford (Festival of Words), con Laura ed altri amici mi sono recato nella Contea di Gloucestershire, per avere notizie più approfondite, per divulgare le nostre conoscenze in merito e per parlare del nostro illustre inventore della radio. Ricordo sempre con molto entusiasmo questo episodio durante convegni e incontri su Guglielmo Marconi che regolarmente tengo con i giovani sia in varie scuole che presso il famoso Museo Storico di Piana delle Orme (Latina), in collaborazione con l’Associazione Culturale “Quelli della Radio” entrambi diretti da persone molto sensibili su argomenti di natura culturale.

Costruttori del monumento

Francesco Berio
Studioso e ricercatore
Nominativo di stazione di radioamatore: IKØUAG

Roma, 27 febbraio 2013

 

 

 

La copia del monumento, in scala 1/10, è stata realizzata ed ecco che cosa ha scritto Laura Porciani:

NATALE 2014. ECCO E’ FINITO!!!

Ce l’abbiamo fatta! Questa è “l’inaugurazione VIRTUALE” (ma ci sarà anche quella ufficiale) di un modello in scala 1/10 del Monumento dedicato a G. Marconi.

Era importante per me rispettare questa data.

NATALE 1944 esattamente 70 anni fa, la bandiera Italiana fu issata su quel pennone e sventolava nel Campo 61 in mezzo alle baracche dei prigionieri di guerra.

Ci fu un lungo applauso di commozione e di meraviglia per l’inaugurazione di quel maestoso monumento, dedicato allo scienziato italiano Guglielmo Marconi. Posso immaginare l’orgoglio di mio padre perché fu lui il progettista e direttore dei lavori di quell’opera.

Non è stato facile risalire, da quella vecchia foto, ai dati necessari per ricavarne un modello in scala, rispettando, il più fedelmente possibile, l’originale.

Ma l’esecutore del modello, mio marito, notoriamente scrupoloso, in questo particolare lavoro, ci ha messo proprio l’anima.

Forse i colori non saranno stati esattamente questi, ma non ho mai saputo quali fossero stati realmente. Tanto meno lo fece sapere mio padre perché a casa non aveva mai parlato di questa storia.

In questi nove anni, della mia ricerca, ho ricostruito un po’ di quello che ha vissuto mio padre in guerra e in prigionia.

Ho contattato alcuni familiari di prigionieri che stavano con lui al Campo 61 di Wynolls Hill. Sono andata due volte in Inghilterra, ho scoperto tante cose e provato tante emozioni.

Accipicchia quante cose fece mio padre in quel periodo! Ho scritto un libro su questa storia che lo riguarda.

Per mio padre era giusto e doveroso combattere per il bene della Patria e per dare un futuro migliore ai propri figli, ma dopo la sua cattura e il crollo di tutti i suoi ideali, subì una fortissima delusione. Faticosamente cercò altri valori, anche nella fede e nel lavoro, molto più nobili.

Marconi era e lo è sempre di più un messaggero di unione tra i popoli. Forse, in quel contesto, il progetto di un Monumento a lui dedicato, e costruito dai prigionieri di guerra Italiani all’interno del Campo 61 in Inghilterra, ha ulteriormente avvalorato questo messaggio.

Spero che, a questo modello in legno, che vuole testimoniare quel fatto, venga dato il giusto valore morale e possa essere conservato in un luogo adeguato per far conoscere e ricordare, anche alle nuove generazioni, una pagina “minore della nostra STORIA”.

 

Copia monumento a Marconi

 

Precedente Roberto Stefanelli IK5HGU S.K. Successivo Il CRESM ritorna a Torre Chiaruccia